Day 31

13:58 Pubblicato da Qwercy
Cavolo, è passata più di una settimana dall'ultima volta che ho scritto. E il bello è che in questi 8 giorni avevo qualcosa da raccontare ma, per esser grezzi, mi pesava un po' il c....o.
Dunque la prima cosa che mi viene in mente è la serata di mercoledì scorso, una bella cenetta con le mie due amiche di sempre, Mi & Ma, no non i cioccolatini, due persone in carne e ossa (Mi forse solo ossa!) Siamo andate in una pizzeria a S. Cesareo, era quasi deserta ma in fondo chi vuoi che esca di mercoledì. Era da molto tempo che non ci vedevamo tutte insieme e quindi ne abbiamo avute di cose da dirci. Prima di tutto Ma. ci ha raccontato dei suoi inciuci in Cina con almeno 5, 6 ragazzi di svariate nazionalità, praticamente credo le siano rimaste da provare solo l'Australia e l'America latina (oddio detto così sembra che sia una ragazza piuttosto allegra in realtà era sotto l'influenza di una specie di erasmus durato 3 mesi, per cui la si può pure giustificare) e poi di quanto lì la vita costi talmente poco da essersi riportata a casa 10 paia di scarpe a 1,20€ l'una. Per cui credo proprio che io e Mi. ci faremo le nostre belle 11 ore di aereo per andarla a trovare quando sarà lì per i due anni della specialistica, si si. Ma mica perché le siamo affezionate, solo per rifarci il guardaroba che vi credete! Tanto qui la maggior parte delle cose è fatta in Cina, per cui tanto vale comprarsele lì direttamente.
Mi. invece ci ha raccontato come procede la sua vita da segretaria e da velina (niente di nuovo su questo fronte, lei e P. si scannano un giorno si e un giorno no come sempre). Dunque è la prima di noi ad avere uno straccio di lavoro e un stipendio decente per poter cominciare ad essere indipendente, che per lei vuol dire comprarsi metà dei negozi in cui entra senza chiedere le finanze ai genitori. Ma sul discorso lavoro è meglio tacere per il momento, altrimenti mi ritroverei inspiegabilmente con un lametta in mano ( cosa ci farei lo spiega meglio Donatella Rettore). Dopodiché abbiamo cominciato la nostra sessione di gossip, che da quotidiana alle superiori ora è diventata quasi semestrale. Verso le 11 ci siamo accorte che nella pizzeria c'eravamo rimaste solo noi e i camerieri ci guardavano con odio perché era chiaro che a quell'ora avrebbero già chiuso da un pezzo. Così alle 11 e mezza tutte a casa, io ci trovo mio cognato che mi fa il terzo grado su dove, con chi e perché sono uscita. Secondo lui deve tenermi d'occhio. Certo, perché sono io quella che se ne va tutte le sere nei pub a tracannare birra e sambuca per tornare poi alle 4 del mattino.
Giovedì nulla di interessante, solo il solito appuntamento dal dentista maniaco che non perde mai occasione per farmi qualche battutina sconcia.  Venerdì prima lezione di Photoshop, una noia mortale. Come creare una nebulosa con un pianeta in mezzo. Anche mia nonna di 90 anni è capace. Così mentre quel povero ragazzo parlava di livelli, RGB e CMYK e pixel la mia mente vagava per praterie sperdute, con tante pecorelle a brucare l'erba. Finalmente si fa l'una e corro a prendere il treno. Sono quasi certa che non ci sia nessuno seduto accanto a me (ho la fissa che se c'è qualcuno allora non mangio, non mi sembra carino che la gente mi guardi mentre mi ingozzo con uno dei miei panini ), tiro fuori l'acqua quando vedo un ragazzo appena entrato nella carrozza che si guarda intorno. Te pareva! Questo tizio mi si mette vicino, avrà poco meno di 30 anni ma sono una schiappa a indovinare l'età delle persone. Lo maledico in silenzio e a forza di dire parolacce nel mio cervello mi addormento. Quando mi sveglio sono passati  45 minuti e manca circa mezz'ora per arrivare a Roma. Non faccio in tempo a riprendermi dall'intontimento che mi chiede com'è il libro che ho fatto finta di leggere prima di addormentarmi ( era Portland Souvenir di Chuck Palahniuk ). Aveva l'accento emiliano, un bruttissimo accento emiliano di quelli che ti danno proprio fastidio e dei denti orrendi, come quelli di Jafar quando si traveste da vecchietto nella prigione (ovviamente durante tutta la nostra conversazione i miei occhi andavano sempre a finire lì, con mio sommo disgusto ).Gli rispondo che non lo so perché l'ho appena iniziato e lui mi dice se può vederlo, avrebbe voluto chiedermelo prima ma stavo nel mondo dei sogni ( e meno male!). Glielo do, lo sfoglia un po' a casaccio facendo finta di essere interessato e allora gli chiedo se conosce l'autore. Mi risponde che l'ha sentito nominare parecchie volte ma che non ha mai letto un suo libro. Da quando Palahniuk è stato nominato parecchie volte? Gli dico che se non ha uno stomaco forte farebbe meglio a non leggersi niente, perché chi lo conosce sa che i suoi libri sono veramente crudi. Mi chiede quanti libri di lui ho letto, ovviamente tutti tranne qualcuno dal titolo un po' sconcio, di quelli che anche un padre cinquantenne potrebbe capire e sequestrare. Poi mi dice qualcosa sul segnalibro (era uno di quelli che mi ha portato mia sorella dal Giappone, con una geisha) io non capisco e dico non lo so, che mi sembra una risposta abbastanza universale quando devi fare finta di aver capito una domanda. E così comincia lo strazio, mezz'ora a parlare con questo strano ragazzo che non so da cosa, mi affibbia il titolo da studentessa di lettere. Gli rispondo no, guarda mica perché leggo molto vuol dire che studio lettere! (fossi matta) E giù a cercare di spiegargli cosa faccio, perché per me è sempre un'impresa. E' una cosa un po' strana e non si sente molto in giro per cui le persone fanno fatica a capire. Mi chiede dove può vedere i miei disegni. Io gli vorrei rispondere, in c...o alla luna, ma mi hanno educata in un certo modo per cui sorrido e con la voce da cerbiatto gli fornisco l'indirizzo del mio profilo su deviantart, che tra l'altro ho chiuso ieri mattina per svariati motivi. Visto che mi sono rotta di rispondere gli chiedo di cosa si occupa. Mi dice che è un fotografo e poi inizia a blaterare qualcosa sulla Francia, tirando fuori strani termini da borghese. Io ovviamente non ci capisco nulla, annuisco e basta, qualche volta dico "si hai ragione" e spero che non mi abbia detto che è cosa buona e giusta essere nazifascisti. Dopo 30 minuti che sembrano interminabili vedo quella stupenda meravigliosa scritta azzurra, "Roma Termini" e benedico l'alta velocità. Mi chiede se so il binario dell'intercity che va a Napoli. Cazzo ne so io!! Vorrei aggiungere che è stato proprio un'idiota a prenotarsi un posto sull'intercity ma poi penso che in fondo non devo essere l'unica ad aver provato cosa significa viaggiare stipata come un bue in un carro merci e così non glielo dico. Finalmente il treno si ferma, lui scende e io corro via, perché non li sopporto più i maschi che ci provano. Ho esaurito le scuse, la pazienza e le espressioni cordiali. Per carità qualche volta può anche far piacere perché significa che non sei proprio un cesso, ma se cominci a combatterci dalle elementari quando sei costretta ad appiccicarti al muro perché hai dei compagni di classe che a 10 anni già ti vogliono toccare il sedere, a un certo punto ti si rompono le palle che non hai. Vabbè.
Sabato sera è stato movimentato, sono uscita con mia sorella, mio cognato, due amici sempre sposati e un'altra coppia, che ancora non ha detto il fatidico si ma poco ci manca. Siamo andati ad Ariccia a rimpinzarci di porchetta. C'abbiamo messo una vita per trovare parcheggio, anche perché siamo arrivati tardi. Ci siamo mangiati solo un antipasto, ma che antipasto! Mozzarelle di bufala, prosciutto di parma, salamini, coppiette, carciofini, pomodori secchi, un'enorme porzione di porchetta (un po' secca ma va bene lo stesso!), dei rotoli di mozzarella e prosciutto, altri con scamorza e credo fosse ricotta, formaggi vari..insomma un ben di Dio assurdo. Ero pienissima, ma 2 ciambelline al vino ce le ho fatte entrare lo stesso nel mio pancino. Abbiamo riso come pazzi, praticamente ci sentivamo solo noi. Poi s'è messo a piovere e abbiamo aspettato parecchio prima di poter salire in macchina. Alle 2 ero a casa, rotolando felicemente. Il giorno dopo mi sono sentita male e l'unica cosa che mia madre mi ha dato il permesso di mangiare è stato il thè caldo al limone. Io odio il thè caldo. Ma è servito dopotutto.
Nulla fino a martedì, quando sono tornata a Firenze. L. è entrata mezz'ora dopo l'inizio della lezione in lacrime. Ci siamo tutte un po' spaventate, pensavamo che fosse successo qualcosa di grave in famiglia e l'avesse saputo mentre veniva a scuola. Invece la scema si era fatta male in treno aiutando una vecchietta.
Da quello che ho capito la porta, quella che si apre con la maniglia, si era aperta di botto, lei aveva sbattuto violentemente il gomito e la porta poi si era trascinata mezzo braccio dietro. Non era niente di che alla fine, il braccio non era nemmeno gonfio. Quello che mi chiedo è: E' stata mezz'ora, da quando è successo, fino ad arrivare in accademia a piangere?? Boh. Per lo più si è presa un po' di spavento, poi lei è molto sensibile e paurosa. Alla fine se ne è andata via dopo 40 minuti e tornando a casa ho scoperto che il dottore alla fine le aveva messo il gesso per precauzione. Povera L. tutte a lei capitano!
Credo di aver finito con questo. Il mio umore ha continui sbalzi, un giorno sto bene un giorno sono la persona più triste del mondo. E' passato un mese e ne sono rimasti ancora 8. Ho la strana impressione, quando ci penso, che questo periodo non finirà mai. Voglio dire, è come se non lo so fosse partito per chissà dove e ci dovesse restare per sempre. E' buffo, perché so che tra 20 giorni ci rivedremo. Alla fine è vero, chi ci capisce a noi donne.
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3 Response to "Day 31"

  1. Pivs Said,

    Perché hai cancellato il profilo su Deviantart? Sei veramente assurda.

    Posted on 2 novembre 2010 alle ore 13:39

     
  2. Qwercy Said,

    Si, ti voglio bene anche io.

    Posted on 2 novembre 2010 alle ore 18:52

     

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